Breve escursus sulla didattica

BREVE ESCURSUS SULLA DIDATTICA

 

Nel dopoguerra lo Stato italiano fece un grande sforzo per cancellare dal paese l’analfabetismo: si voleva estendere un modello culturale su tutto il territorio nazionale e dimenticare le devastazioni prodotte dal regime totalitario.

Con i programmi del 1955 il sistema scolastico italiano assicurava una preparazione di base omologata su tutto il territorio nazionale.

I programmi del 1955 sono stati il risultato di tutto un lavoro che da molti anni si operava nella scuola italiana ad opera di singoli e di gruppi per adattare sempre meglio la scuola alla società in rapida evoluzione e mutamento: con questi programmi si puntava a una cultura di qualità.

Gli anni ’80 sono stati anni di “sperimentazione”, grazie anche alla grande possibilità di mezzi, di consumo, di benessere che lo stato elargiva, forse senza misura e senza pianificazione seria.

Questi sono stati gli anni della verifica portata all’estremo: si verificava tutto, si valutavano i percorsi per salvaguardare la scientificità, e quindi si arrivava ad un dettagliativismo eccessivo, per poter meglio verificare; si sapeva tutto degli alunni, si “verificava anche l’anima”.

La nuova crisi politica, istituzionale, occupazionale ha visto infrangersi anche questo modello “americaneggiante” e nelle aule si è presentato un malessere dovuto forse a una pressione culturale e nozionistica poco attenta al ritmo dei bambini di questo fine millennio.

Infine il taglio della spesa pubblica, taglio drammatico, il ridimensionamento dei fondi di investimento, il timore di un impoverimento culturale ha indebolito l’offerta formativa.

Nel frattempo però si è dilatata l’informazione totale e la strada non può più essere percorsa a ritroso: le nuove risorse non sono più reperibili negli avanzi di bilancio, ma nelle sinergie imprenditoriali e creative, tipiche dello spirito italiano.

La scuola è vista in una nuova prospettiva: il mondo del lavoro, gli ambienti produttivi si interessano sempre più a quello che succede dentro la scuola e nella sinergia di queste istituzioni emerge la necessità di “assemblare” mezzi, risorse, procedure, metodologie, tempi e risultati.

Quindi di riprogettare la scuola alla luce delle nuove disponibilità e delle nuove istanze, senza rinunciare alla qualità, anzi prevedendo nuove valenze che restituiscano “respiro” alla didattica e ai rapporti umani.

Il bambino non è soltanto un vaso da riempire e neppure un atleta da addestrare: alcune abilità possono essere programmate e verificate nella loro strutturazione, ma altre possono formarsi e, spesso in modo nuovo, con sistemi diversi.

Inoltre non è sempre determinante per la formazione culturale, il carico delle nozioni: al giorno d’oggi, con l’accesso in tempo reale all’enorme potenzialità delle banche dati, diventa poco significativo il bagaglio mnemonico, se non corredato da altre abilità.

Per questi nuovi alunni, per risolvere in positivo il problema della mortificazione dei mezzi, occorre progettare una nuova scuola: gli insegnanti devono aprirsi a nuovi sistemi e cercare strategie didattiche diverse dalle attuali.

Ogni educatore comunque, non deve sottovalutare il problema centrale che rimane quello di formare l’uomo in quanto uomo.

 

 

                Dott. Giulia BERTOLO

                                                Dirigente Scolastico del Circolo Didattico di Vigonza

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