IL RUMORE DI CLASSE
La scuola dell’obbligo, in particolare la scuola elementare, può dirsi il “fiore all’occhiello” del sistema scolastico italiano, poiché, fra i vari ordini è quella che più attivamente si è preoccupata della formazione di meccanismi relativi alla costruzione delle abilità e delle competenze.
C’è tuttavia un problema che richiede con urgenza una soluzione: il carico cognitivo che crea un peso abnorme di lavoro e spesso “satura” il tempo scuola determinando ritmi di apprendimento “forzati”.
Da qualche tempo le normali attività didattiche risentono di rallentamenti, a causa di un crescente rumore di classe: i bambini sono sempre più vivaci e irrequieti.
Questo fenomeno che determina un notevole disagio fra gli alunni, è anche causa di continue interruzioni, disturbi, incapacità di ascolto, intolleranza alla quiete, alle posture scolastiche, alla concentrazione prolungata.
I bambini, dopo mezz’ora di scuola, diventano insofferenti, interrompono con continui interventi non pertinenti, disturbano i vicini, emettono suoni onomatopeici, producono rumori e movimenti, giocano con tutto quanto viene a tiro, comprese le loro stesse mani, in assenza di oggetti, hanno bisogno incessante di muoversi, di uscire, di parlare, di farsi notare in qualsiasi modo.
Gli operatori del Telefono Azzurro riferiscono di bambini che chiamano non perché seviziati o maltrattati, ma semplicemente perché desiderosi di trovare qualcuno con cui parlare e che li ascolti. I bambini scoppiano! Ogni loro rumore, movimento, disturbo è una invocazione: “Ascoltami! Ho bisogno di parlare!”
Purtroppo in una società che da lungo tempo ha soppresso il colloquio, perché non produttivo, gli individui sono diventati “monadi”, sempre più isolati, sempre più soli, sempre più desiderosi di incontrare qualcuno, anche soltanto per discutere.
Il tempo del bambino è un tempo capillarmente programmato: l’agenda settimanale è satura di scadenze, appuntamenti quotidiani, corsi, stages; il bambino non è più padrone dei suoi larghi pomeriggi di gioco: ci ha pensato l’efficientismo delle agenzie educative a saturargli l’ossigeno!
E quando viene a scuola, i programmi sono così densi, che non c’è il tempo nemmeno per lo scambio delle figurine, all’intervallo, come si faceva in passato: tutto è programmato, capillarmente, percorsi, abilità, verifiche, obiettivi, compiti, discipline, rientri, attività, in una girandola frenetica e inderogabile.
L’ansia di rincorrere l’obiettivo, di raggiungere le mete, di realizzare i percorsi, stritola i bambini e gli insegnanti.
Tutto ha un tempo, scandito da un orologio sempre più veloce, sempre più aggressivo, sempre più incalzante…
E poi il carico di lavoro, di nozioni da trasmettere, di abilità da realizzare, di strutturazioni da formalizzare è cosi’ normativo, così prescrittivo, così pressante, che tutto quello che distoglie, rallenta e allontana le mete e angoscia insegnanti e alunni.
Certamente che non c’è più il tempo per parlare, per stare con i ragazzi, per discutere, per socializzare.
Occorre fare delle scelte sostanziali! Altrimenti non si vive più, si muore di rumore di classe!
La scuola, unico momento di socializzazione pregnante ed incisiva, maestra di vita, deve restituire tempo al bambino, con ritmi più distesi, spezzando la morsa del carico di lavoro quasi cottimale.
Nella mappa associativa riassuntiva, nella pagina successiva, sulle principali cause di difficoltà scolastiche, emergono alcuni dati fondamentali: le carenze di tempo, l’”affollamento” della classe e le problematiche in seno alla medesima, determinano l’esplosione della vivibilità e considerevoli rallentamenti nello svolgimento delle attività.
Si può riassumere la situazione presente in moltissimi ambienti della fascia dell’obbligo:
CARICO COGNITIVO CONSIDEREVOLE
AFFOLLAMENTO NUMERICO DI ALUNNI
“AFFOLLAMENTO” DI PROBLEMATICHE INDIVIDUALI NELL’AMBITO DI UNA SINGOLA CLASSE
PRESENZA DI ALUNNI SVANTAGGIATI, DISABILI, BAMBINI STRANIERI…
La presente schematizzazione chiarifica come in una classe sia difficile “inscatolare” varie esigenze: svolgere i programmi con la necessaria completezza ed un conveniente approfondimento, dare spazio alla socializzazione, alla discussione, alla soluzione dei problemi, senza venire a cozzare sulla componente temporale che è inversamente proporzionale, per una dignitosa convivenza, con l’affollamento delle dinamiche.