PREFAZIONE
Questo lavoro si inserisce nell’ottica delle innovazioni che interessano sempre più da vicino la scuola nella società odierna.
Un rapido sguardo agli ultimi decenni ci mostra che dal benessere degli anni settanta e ottanta si è passati negli anni novanta ad un declassamento del modello economico fondato sulla società del consumo e dei “persuasori occulti”.
Sono crollati i regimi totalitari dell’est, il mercato si è diffuso oltre frontiere prima invalicabili, i contatti e il lavoro si sono aperti in molte zone del globo, le culture si incontrano e si fondono sempre più: la società ha subito dal dopo guerra delle profonde modificazioni che investono il modo di vivere di milioni di esseri umani, gli scambi commerciali, le conoscenze scientifiche e anche la conoscenza stessa dell’essere umano.
L’avvento dell’informatica e la conseguente capillarizzazione dell’informazione resa possibile a tutti, in tempo reale, attraverso i canali immediati della telematica, delle banche dati, delle autostrade digitali, ha ulteriormente modificato la filosofia esistenziale.
La crisi economica degli anni novanta ha reso palese la debolezza del sistema consumistico, il suo immobilismo inteso come commercializzazione di prodotti finiti, sistemi chiusi, servizi standardizzati, soluzioni motivazionali precostituite, risposte a bisogni spesso indotti.
La scuola ha continuato a funzionare in tutti questi anni, risentendo dei cambiamenti che si sono succeduti nella società, forse rimanendo in ritardo di fronte ai rapidi cambiamenti che si verificano intorno. Infatti essa ha inderogabili esigenze di modifica in tutti i suoi aspetti: dalle strutture alle possibilità di accedere alle tecnologie avanzate per camminare al passo con i tempi.
Si trova ad un bivio: o regredire nell’insussistenza determinata dalle carenze di mezzi, o creare nuove soluzioni in sinergia con altri settori produttivi.
Come disse recentemente un capo d’istituto, la democrazia nella scuola passa attraverso la disponibilità di mezzi e la loro carenza determina l’impossibilità di offerta formativa: non ci sono fondi per creare laboratori, per organizzare settimane di studio fuori sede, per l’incentivazione dell’aggiornamento e la promozione della qualità.
Occorre ridefinire le sinergie che possono riportare all’istituzione scuola, stretta nello statalismo, quelle risorse che garantiscono nuove disponibilità.
Occorre insomma ristrutturare in modo profondo il sistema scolastico, per riprogettare l’offerta formativa, senza mortificare la creatività e penalizzare le opportunità.