Multimedialità e competenze

MULTIMEDIALITA’ E COMPETENZE

 

La multimedialità introduce un nuovo concetto di intendere l’insegnamento dell’informatica: fino a non molto tempo fa era motivo di “tendenza” parlare dell’introduzione del computer nella scuola, magari utilizzato in modo fuorviante, sull’onda di modelli relativi agli anni settanta, quando l’insegnamento del Basic era considerato la quintessenza della didattica.

E’ stato per tanto tempo un errore, una grave perdita di tempo partire prima dalla cultura informatica per poi arrivare ad usare il computer (G. Marucci)

L’informatica, soprattutto nella scuola di base non deve formare gli specialisti del bit e nemmeno prefissarsi il compito prioritario di un’ulteriore alfabetizzazione.

Attraverso l’interattività multimediale, ora i bambini hanno la possibilità di usare un mezzo potente che mette loro a disposizione, da subito, una ricca stimolazione culturale, proposte e modelli organizzativi, libertà di percorsi di approfondimento conformi al sistema neuronale di appropriazione del sapere.

La dignità dei futuri cittadini passa al di sopra dell’apprendimento del mezzo: la multimedialità si serve dell’informatica per fornire all’individuo un potente strumento che dovrebbe aiutarlo a “sopravvivere” in modo autonomo nella società della conoscenza, rendendolo capace di coordinare delle scelte complesse in un ambiente evoluto (G.Lariccia)

La scuola non ha risolto il problema di formare persone autonome se si ferma al cognitivismo formale ed al nozionismo: di fronte a certe “alluvioni” di informazioni, molti rischiano di annegare, senza aver imparato a nuotare. (G.Lariccia)

Sapere, saper fare, saper essere: ecco le tre categorie di competenza personale che, più di ogni altra metodologia, sono favorite dalla multimedialità. (G.Lariccia)

Le nuove tecnologie “plug and play” sono costruite apposta per favorire l’approccio iniziale allo strumento che nell’ipermedialità è fortemente motivante per ogni attività.

La multimedialità ridà dignità all’individuo: il computer è uno strumento per organizzare la propria conoscenza; il bambino non subisce la macchina, ma ne diventa padrone e l’informatica non è un nuovo medium passivo di tipo televisivo, ma un sistema per riscattare il proprio protagonismo.

E’ un sistema per rendere l’alunno attivo: impossessarsi delle tecniche, attraverso la gestione ipermediale, è un potente antidoto contro la narcosi da tv, autentica piaga delle capacità attentive e del disagio scolastico di questo fine millennio.

 

Nel convegno Inforscuola del ’95, la Dott. Branduardi del CIDI di Roma poneva l’accento sugli schemi mentali, percettivi e della memoria che vengono modificati dalla multimedialità. I nostri alunni sono fortemente disturbati nella sfera intellettiva, emozionale, attentiva, cognitiva, organizzativa da innumerevoli ore di dipendenza televisiva.

Per “riprendersi il protagonismo” è necessario correggere i comportamenti pregressi prodotti dalle comunicazioni di massa, applicando nella programmazione didattica stili diversi di apprendimento, variando l’appropriazione delle tecnologie e strumentazioni al fine di articolare l’esperienza conoscitiva, l’uso e la fruizione dei messaggi, adattandoli alle tappe evolutive dei bambini.

L’apprendimento attraverso la tv è di tipo frammentario, emozionale, disordinato, passivo; i ritmi sono incalzanti e producono irrequietezza, disordine emotivo e logico, incapacità di tolleranza dei ritmi lenti, discontinuità di concentrazione.

La multimedialità, invece, propone un apprendimento di tipo eplorativo; c’è simultanea interpretazione del processo e del contenuto; le reti di connessione fa sistemi simbolici vengono assunte secondo la dinamica di comprensione ed i ritmi di apprendimento del bambino.

 

La multimedialità  quindi come “terapia”!

 

“Immaginate un’accessibilità e un entusiasmo che possano schiodare la narcosi da video che oggi incombe sul Paese come una cappa di nebbia. Immaginate una nuova cultura libertaria, dove spiegazioni alternative permettano a chiunque di scegliere l’approccio o il tracciato a lui più confacente; dove le idee siano accessibili e interessanti per chiunque, così che l’esperienza umana possa godere di una nuova libertà e di una nuova ricchezza; immaginate una rinascita della letteratura…(Nelson 1981, Literary Machines)

 

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