E’ affascinante conoscere il percorso attraverso cui si formano le attitudini ad elaborare conoscenza, requisiti indispensabili agli epiloghi informatici.
I primi strumenti di conoscenza, del bambino appena nato, sono i suoi sensi, con i quali esplora lo spazio e il mondo e con il quale interagisce, per costruire il suo ambientamento, primo sinonimo di intelligenza adattiva.
Il primissimo organo di sensorialità è il gusto: attraverso di esso il bambino reagisce ai primi stimoli di sopravvivenza stretta; inizia così il processo di maturazione delle sinapsi e della guaina mielinica, che consentono il transito delle percezioni verso il cervello e da questo il ritorno agli organi periferici, antenne di conoscenza dislocate in varie parti del corpo.
Gusto e tatto si attivano in sinergia: il tatto è un accessorio del gusto, che tuttavia, in seguito si dilata, oltre l’organo primitivo dell’apparato boccale, per diventare, successivamente, un radar di superficie, di “rilevazione” di altre sensazioni.
Collegato con il gusto, perché le terminazioni nervose sono lì vicino, è l’olfatto, organo sviluppatissimo nei primitivi, con cui essi distinguono gli imprinting dei primi legami parentali.
La vista e l’udito vengono in seguito, come apparati di funzioni di carattere superiore, quali la socializzazione, il riconoscimento delle appartenenze, dei codici di comunicazione, delle convenzioni…
All’origine tutta l’intelligenza dell’uomo è di tipo percettivo; in seguito i primi concetti si formano nell’intelligenza rappresentativa del bambino, come elaborazione proveniente dagli stimoli periferici.
La maturazione percettiva è dunque la prima tappa formativa; non si può mai dire di aver raggiunto il livello massimo. Proust ha testimoniato sofisticati livelli di creatività sensoriale, codificando una memoria assai raffinata.
I cinque sensi sono dunque il primo grande “laboratorio” esperienziale del bambino, attraverso cui filtrano tutti gli input primordiali di conoscenza.
A questo livello qualsiasi rappresentazione è indissolubilmente legata al vissuto, poiché è la condizione indispensabile al verificarsi delle occasioni percettive. E più alta è la frequenza di stimolo, più viene accelerata la rappresentazione mentale, anticamera della conoscenza simbolica; infatti, come asseriva Pavlov, la ripetizione di una ventina di esercizi, produce una sedimentazione che genera un riflesso condizionato, primitivo barlume di intelligenza adattiva.
Nell’uomo interviene la socializzazione e l’interazione comunicativa ad implementare l’aspetto simbolico: il linguaggio ha infatti un ruolo determinante nel consolidamento delle immagini mentali, in quanto agisce da rafforzamento delle esperienze.
Catalizzatore formidabile della maturazione percettiva è la motricità, che attiva schemi senso-motori che mettono in grado di affrontare gli aspetti spazio-temporali relativi all’esplorazione dell’ambiente.
Maturazione senso-motoria e linguaggio procedono di pari passo in un individuo che realizza una crescita equilibrata, in quanto la comunicazione è un accessorio dell’esperienza.