Una soluzione alternativa: la multimedialità

UNA SOLUZIONE ALTERNATIVA: LA MULTIMEDIALITA’

Se le esigenze urgenti sono:

  • SVOLGERE CONVENIENTEMENTE IL PROGRAMMA DIDATTICO, CON TUTTE LE SUE IMPLICAZIONI DI TIPO CULTURALE
  • RECUPERARE LO SVANTAGGIO, ATTRAVERSO UN’OFFERTA INTERESSANTE, COINVOLGENTE, “ERGONOMICA” E SINERGICA
  • RECUPERARE TEMPO DA INVESTIRE IN APPROFONDIMENTI INDIVIDUALI
  • RECUPERARE TEMPO PER MIGLIORARE LA SOCIALIZZAZIONE

e’ meglio rimboccarsi le maniche ed agire su altri versanti.

 

Quando il ritmo diventa troppo serrato, quando i problemi sono diversi, quando la scuola ha bisogno di un po’ di ossigeno e di coinvolgimento, è il momento di pensare ad una soluzione alternativa, che risolva il problema della scarsità di tempo, conciliando la possibilità di operare interventi strutturali qualificati, culturalmente validi e mirati, avere spazi per l’approfondimento, disporre di un versante libero da dedicare alla soluzione dei problemi della socializzazione e della terapia nella sfera affettiva.

E’ molto più logico tentare di offrire alla collettività degli alunni, nella quale sono inseriti anche i soggetti a rischio, felici occasioni di feconda gratificazione, attraverso le quali riscattare parentesi di soddisfacente produttività, che può attivare nuove soluzioni e prospettive.

La multimedialità attraverso la costruzione di ipertesti può essere un ottimo percorso terapeutico: ad ogni alunno viene offerta l’opportunità di dare il proprio apporto, in “ecologica” sintonia con i propri mezzi, le proprie valenze, le proprie abilità, in un clima di socializzante collaborazione.

Ognuno produce secondo le proprie capacità, secondo i propri tempi e ritmi di apprendimento; può mantenere costantemente il controllo sul proprio lavoro, poiché i processi di comprensione e produzione sono paralleli.

Ognuno è stimolato a partecipare: nella generazione di un ipertesto, i compiti vengono assegnati, in base alle proprie congenialità; c’è chi è bravo nella produzione testuale, chi nella grafica, chi nell’organizzazione dei percorsi; a nessuno viene chiesto un lavoro più difficile di quello che sa fare e tutti possono ugualmente sentirsi soddisfatti, alla fine.

Inoltre il rapporto di collaborazione che si instaura fra compagni di classe, predispone alla cooperazione, smussando angolature caratteriali, limitando punte di esibizionismo, favorendo, nel rispetto del riserbo, anche chi non ha ruoli di leaders, ma si accontenta di mansioni di gregarismo, pur costruttivo.

Il lavoro più considerevole è la gestione dell’entusiasmo, poiché ciascuno trova il suo ruolo gratificante e ha “fretta” di impegnarsi, di fare, di far vedere, perché il proprio lavoro lo riscatta da millenni di frustrazioni, di produzioni insignificanti, di brutte figure, di profitti scadenti…

E’ l’interazione fra i ruoli, il vero motore attraverso cui si possono recuperare i cervelli, i cuori che si buttano via, le persone che della negatività hanno fatto un motivo di sicurezza quotidiana.

Drammatico ma vero!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *