Cooperativismo e contenuti

COOPERATIVISMO E CONTENUTI

 

La telematica può unificare contenuti, ma anche creare motivo di cooperativismo sul piano dell’integrazione dei medesimi.

La didattica unificata nella multimedialità fornisce all’alunno il metodo di studio, di ricerca, di organizzazione delle conoscenze; la telematica garantisce l’integrazione enciclopedica, la complementarità della produzione.

Per comprendere l’autentica rivoluzione metodologica, occorre proporre qualche esemplificazione significativa.

Attualmente ogni scuola vive nella propria autonomia la scolasticità, al massimo socializzando le tappe temporali della progressione del lavoro sul calendario; fra plessi di uno stesso Circolo didattico ci sono scambi di opinione di tipo curricolare e nelle migliori ipotesi, la grigliatura di tappe, verifiche, dati valutativi.

Molto spesso l’onere del programma da sviluppare prevarica qualsiasi motivazione formativa: non è raro che insegnanti ed alunni rincorrano quasi con tensione il bisogno, mai raggiunto, di finire il programma nei tempi prestabiliti.

E’ “l’alluvione di conoscenze in cui molti rischiano di affogare, senza saper nuotare”(G.Lariccia).

E’ anche la difficoltà di organizzare, in un tempo che è sempre tiranno, conoscenze ed esperienze laboratoriali che consentono un’autentica appropriazione del sapere.

E’ cosa buona e giusta rapportarsi al proprio dovere con un po’ di preoccupazione e desiderio di assolvere, per quanto di propria pertinenza, i propri impegni, ma è altrettanto sbagliato che si sviluppi apprensione di rincorrere mete finali che soverchiano la tenuta della classe.

La qualità della scuola non si realizza caricando gli studenti di fardelli nozionistici, compiti e gravosi impegni di studio mnemonico: molto tempo fa la valenza scolastica si misurava sull’acquisizione di un’ “alluvione” di nozioni. Con  la disponibilità di accesso alle banche dati, la memorizzazione è stata valorialmente ridimensionata. Le banche dati possono essere accessibili tutte le volte che lo si voglia, per cui in qualsiasi momento è possibile, operare scelte e organizzare percorsi.

Altro punto debole della consuetudine scolastica è che ciascuno fa tutto su tutto. La prescrittività impone assunzioni contenutistiche gravose: in più, ogni scuola vive a scatola chiusa, come una monade, affrontando ogni volta percorsi che vengono ripetuti ciclicamente dopo pochi anni. Contemporaneamente a pochi chilometri di distanza, altre scuole, magari di stesso ordine e grado, vivono con la stessa ansia il timore di non arrivare a svolgere il programma al completo, nei tempi stabiliti. La tensione di non poter sviluppare bene le trattazioni, perché il tempo è tiranno, prevarica spesso sopra le esigenze formative dei bambini; spesso i genitori determinano una pressione sul carico nozionistico: è abbastanza comune l’idea che è migliore la scuola, e che garantisce una buona preparazione, se sa presentarsi in un turbillon di obiettivi, sottoobiettivi, verifiche, griglie, e soprattutto quintali di pagine di studio.

E chi non ha mai vissuto quest’ansia, scagli la prima evangelica pietra!

Ci si confronta con i colleghi per classi parallele, per uniformare i processi, sincronizzare l’orologio di Circolo, sullo svolgimento curricolare, si vive gomito a gomito la contemporaneità delle trattazioni  di tipo antropologico, al massimo, socializzando il “folklore” delle proprie amenità laboratoriali, appiattendo creatività in una corsa contro il tempo troppo esiguo per fare tutto su tutto, ma anche nella frustrazione di non riuscire a fare bene come si vorrebbe, perché non c’è spazio sufficiente per gli approfondimenti.

Basterebbe avere il coraggio di operare delle scelte, suffragati dalla tecnologia informatica e telematica: non più una progressione simultanea di contenuti, ma l’omogeneizzazione di sistemi di lavoro, su frazioni contenutistiche diverse.

Tali frazioni, entrando in un opportuno circuito telematico, magari aperto a fonti culturali, ma chiuso, per ovvii motivi di sicurezza, all’ingerenza di estranei, da subito possono diventare disponibili a tutti e ciascuno, prendendone visione, può operare l’integrazione.

Le trattazioni non si affrontano più con progressioni parallele, ma con sistemi che costruiscono, attraverso il cooperativismo laboratoriale, l’aspetto enciclopedico della conoscenza, senza onerosi aggravi personali di carico di lavoro di ricerca e studio sul tutto.

Si può proporre, ad esempio, che il gravoso lavoro di esplorazione storica possa essere frazionato fra classi di uno stesso livello, sul territorio: ciascuno, per la frazione di propria competenza, sviluppa con ampio respiro e possibilità di approfondimento, ricerche e trattazioni, che poi può organizzare in un ipertesto.

Analogamente altre classi parallele sviluppano, utilizzando analoghi metodi ed un unico software, altre frazioni elaborando dati e contenuti, in analoghi ipertesti.

Ma, intanto, i bambini con il metodo hanno acquisito anche la mentalità alla cooperazione nei sistemi di ricerca e di costruzione dei prodotti culturali.

In questo modo si stabilisce un rapporto di interazione e circolarità. Le nuove tecnologie vengono utilizzate per esaltare capacità espressive, creative, intellettuali, comunicative (M.R.Vantaggiato); si stabiliscono rapporti di collaborazione e di interscambio sia nella fase di progettazione, quanto in quella di realizzazione, si concordano le suddivisioni dei compiti di ricerca e si ricompongono le fasi dei prodotti finali.

In questo modo si favorisce l’omologazione di un sistema didattico omogeneo che garantisce a tutto il territorio uniformità di intenti, metodologie parallele; infine il confronto e lo scambio sono potenziati al massimo, nella fase di verifica finale.

Non è più il tempo di coltivare solo il proprio orticello, ma occorre progettare assieme, pensare in un’ottica più allargata, vedere le cose da un punto di vista socializzante.

Non ha più senso vedere da soli, ma vedere “insieme”.

E’ il tempo del vivere globale.

 

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