Introduzione

(Fin dal secolo scorso…)

Frequentavo l’università, iscritta a Pedagogia e per il piano di studi allora presentato avevo avuto bisogno di frequentare un corso di alfabetizzazione di strumenti informatici, per la gestione di frazioni documentali di sperimentazione statistica con cui testare determinati studi…

Allora…eravamo nel 1971 e gli strumenti informatici si chiamavano “Centri meccanografici” costruiti su schede perforate, macchine infernali enormi e rumorose, fatte di relais, cavi, spinotti, selezionatrici, ecc.

Però quello che da allora e poi per il futuro mi ha sempre affascinato è stato l’impatto formativo che potevano determinare gli ALGORITMI con i quali venivano tracciati i percorsi di elaborazione dei dati.

Nel tempo lungo, intorno agli anni ’80-’90, quando ormai non si parlava più di macchine meccanografiche, ma di computer, l’idea, dopo una parentesi di …analogico, è ritornata…il tarlo dell’algoritmo.

Ed ecco di nuovo questo “seme” che ha germogliato, dapprima timidamente, poi sempre più preponderante, fino ad arrivare ai risultati degli anni 2000 (2007 per la precisione…)

Tuttavia, quando penso a quegli anni…analogici, non posso non ricordare che in quei tempi era già presente un barlume di ipermedialità: nei primi anni del mio insegnamento, quando ancora non si parlava di informatica, esisteva già nella mia esperienza un…IPERTESTO DI CARTA, una sorta di “collage” effettuato su enormi cartelloni murali, mettendo insieme, su determinati argomenti attorno a cui si sviluppavano molte dinamiche contenutistiche e formative, veri e propri…ipertesti di carta ottenuti da ritagli di giornale, sviluppo di argomentazioni reperite su libri, riviste, ricerche in biblioteca, fotografie di cronaca….

Tutto quanto poteva concorrere ad implementare la conoscenza su un determinato argomento, diventava, sul cartellone appeso alla parete della classe, un primo, ricco IPERTESTO DI CARTA.

Da qui è partito tutto il percorso che poi si è specializzato sulla implementazione iper-testuale informatica

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