Il problema dell’impostazione di ogni percorso non è legato, dunque, ad una ipotesi creativa del docente, ma deve tener conto di tutte le possibili varianti che concorrono ad un felice epilogo.
Nella progettazione didattica le varianti sono costituite dalle abilità di partenza degli alunni, dalle condizioni di vita e relazione in cui operano, dalle risorse, dalle stimolazioni dell’ambiente: figura e sfondo sono gli oggetti dell’educazione, sia in partenza, sia come obiettivo finale.
Tuttavia se il fine sembra così chiaro, non altrettanto facile può essere il tragitto: la considerazione del microcosmo relativo ad un individuo, come trattazione clinica, non sempre è omologabile ad un complesso eterogeneo di persone, quale può essere una classe, una scuola in cui confluiscono persone dalla gestalt più varia.
La varietà rappresenta la ricchezza di un ambiente formativo, ma impone anche risvolti di cui non è possibile non tener conto, soprattutto in merito alle situazioni più svantaggiate.
Se tutti, cioè arrivassero alla scuola dell’obbligo, con un conveniente bagaglio di “dotazioni” di base, ovvero con una gestalt convenientemente strutturata, non esisterebbero problemi di “avvio dei lavori”: si potrebbe progettare un percorso articolato in obiettivi e verifiche, riobiettivi e riverifiche, in un crescendo di realizzazioni.
Invece, purtroppo, occorre tener conto, e soprattutto, delle situazioni “deficitarie” perché queste determinano una pressione verso il basso e provvedere, prima di avviare qualsiasi processo, ad un recupero delle gestalt …”sfortunate”.
In altri termini, occorre farsi carico delle situazioni di svantaggio, cercare di recuperare il salvabile e successivamente si può pensare ad interventi di potenziamento.
In queste condizioni, dunque, quando è troppo eterogenea la situazione di avvio, non è possibile, realizzare interventi secondo procedure accademiche, relative a questa o quella teoria, ma rimboccarsi le maniche e cercare la via di compromesso, che consenta un dignitoso percorso senza appiattire e un decoroso recupero senza svilire.
La traccia piagetiana può essere considerata il conveniente inizio: i suggerimenti di stimolazione sensoriale per realizzare la rappresentazione e la simbolizzazione, possono considerarsi ottimi strumenti in mano agli alunni che devono determinare, nella padronanza dei loro media, la propria gestalt.
Il curricolo piagetiano, d‘altronde, nell’essere una miniera di opportunità per gli alunni svantaggiati, nondimeno costituisce un’ottima prospettiva di riflessione formativa anche per i bambini che felicemente arrivano già strutturati.
“Repetita iuvant” affermavano i latini.